~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~
~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."

Original Blog -> Nepenthe


- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
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Lunacy Ph

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -

~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –



"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.

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mercoledì 27 luglio 2016

What the soul hides...

...ink tells.

Pensavo di scrivere un post sul mio ultimo tatuaggio, ma non lo farò. O forse centrerà anche lui, in qualche modo.

L'altra sera siamo passati in moto per il centro di Padova. Fa un caldo atroce in questi giorni, ma la brezza serale è un sollievo immenso per il motociclista. Ce la siamo presa con calma, passando per diverse strade e lasciando fluire i pensieri dopo una giornata lavorativa intensa come mille altre, tutte uguali. "Everyday is exactly the same..." - lo sa spiegare così bene Trent.
Ecco, mi sono già persa. Forse dovrei andare a morire sul divano guardando una sfilza di telefilm, o finire le millemila foto accumulate (sia stramaledetto il mio secondo lavoro) o  magari buttarmi a letto e riposare una buona volta gli occhi.
Invece no, starò qui a scrivere e contemporaneamente maledirmi mentalmente perché non ne sono più in grado, non come una volta.
Dicevo..

Passo per queste strade, con l'aria sul viso e la puzza di una città inquinata da fare schifo, e mi guardo intorno con la pacata rassegnazione di chi sa già che è cambiato tutto. Eppure ci sono cose che restano sempre uguali pur mutando leggermente aspetto, cose dall'essenza eterna, che si prestano così bene ai desideri della memoria.
Il Maldura è sprangato, visto l'orario, ma si erge splendido e maestoso...o forse è un po' in rovina? E' decadente, questa è la verità, ma io lo vedo monumentale e denso di significati. La statua di Petrarca è sempre lì, nella stessa maledetta posizione che se ora ci penso non la ricordo, ma vedendola potrei riconoscerla tra mille. L'inconscio ricorda a perfezione cose che la ragione offusca.

Su quei gradini ho lasciato così tanti pezzi di vita che vederli vuoti e macchiati da banali immondizie mi riempie l'anima di sconforto. Mi chiedo se odorino un po' anche di cipolla e di kebab, con tutti i pranzi consumati così, tra i libri dell'università e le chiacchiere fantasy.

Percorro le strade che ho fatto a piedi ogni stramaledetto giorno della mia vita per interminabili lunghissimi anni, ed immagino me stessa lì sul marciapiede, la borsa a tracolla pesante come un macigno per via dei libri, l'abbigliamento rigorosamente nero e un po' trasandato da brava nerd sfigata, il viso struccato e diafano, i capelli biondi.
Immagino di avvicinarmi a quella ragazza che non mi assomiglia e di sussurrarle all'orecchio. Vorrei dirle che tra dieci anni sarà tutto molto diverso, ma che lei sarà ancora lì, sulla stessa strada, e rincorrerà come perle preziose che cadono a vuoto in un precipizio tutti i ricordi più cari. I ricordi che per quella ragazza ora sono presente. 
Dovremmo sempre apprezzare di più il presente. Viverlo, spremerlo, buttarcelo addosso ed andarci in giro fieri come fosse la cosa più importante che abbiamo. Perché lo è davvero...importante. Ma soprattutto è insostituibile.

So perfettamente che non percorrerò mai più quella strada con gli stessi occhi e lo stesso cuore, potrei farla altre cento volte ma non sarà mai più lo stesso. Io non sono la stessa.
Vorrei dirle che è bella, che è speciale, e di smetterla di farsi paranoie e di starsene nel suo mondo convinta che verranno tempi migliori, tempi in cui si prenderà le sue rivincite e avrà modo di pensare più a vivere che a studiare. Vorrei urlarle di uscire, di fare cazzate, di ubriacarsi e di passare più tempo con quelle persone che ama. Ma lei non mi sente, ed io sono solo l'ombra dei desideri che un tempo ho avuto.
Vorrei dirle che si innamorerà ancora e che farà cazzate enormi. Ma che non guarderà più con la stessa meraviglia due occhi azzurri e non ci saranno altre favole su cui costruire assiomi e stelle vergini su cui trapiantare sogni. Vorrei poterle spiegare che nonostante tutto sarà forte, e che non smetterà di volare sempre più veloce di dove arrivano i suoi passi.

Se potesse sentirmi forse cambierebbe tutto, o magari no. 
Siamo in potenza un uragano di possibilità, ma preferiamo dormire tra la tempesta che è stata e quella che verrà.

Lo sapevo che alla fine il cerchio si sarebbe chiuso. E' così che funziona, è così che tutto acquista senso solo dopo molti anni, quando il pensiero abbraccia il senno di poi e la coscienza di sé traccia mappe chiaramente leggibili. 
Ma è sempre troppo tardi. Restano la nostalgia e la consapevolezza. Non ho certo imparato dai miei errori. Ma dormo in mezzo alla tempesta, e urlo verso la luna.




"Men with both roots and wings
they tie us down and ask us to leave
they are teachings unheard, they are bodies on smoke

Men with both roots and wings
at a singular voice we moan
our teachings mislead, our teachings like smoke

we sleep between the storm that was
and the wind which has to come



We've learnt to learn everywhere
and the very own nature has taught us to wait
difference does sound like sin, equality reliefs
and that fame rhymes with hate yet everything is fair
on the intervals of your death

misguided demons or forthcoming heroes
each one with an important name
nothing else than an important name.

Men with both roots and wings
at a certain time we are one
our little tricks, our innocence stubborn

Men with just little wings, men with just little minds
Men with just little eyes, men with just little deeds

sleeping between the storm that was
and the wind which fails to come (and finally)
blow us away."











mercoledì 30 dicembre 2015

Winter Sun

"I see a golden light shining far away,
I can't tell if I'll make it there someday"






giovedì 19 novembre 2015

We sleep between the storm that was...

...and the wind which has to come.



Ci sono cose che rimangono sempre uguali sé stesse per inedia, altre che invece sopravvivono agli anni perché si attaccano alla pelle e si insinuano nel cuore così in profondità da conquistare la forza di adattarsi infinitamente, di strisciare come un serpente verso nuove forme.

Ho sempre avuto poche certezze nella mia esistenza, una di queste è la musica. E il mio fanatismo introspettivo legato alla mia sensibilità assetata di manifestazioni emozionali ha eletto pochi nomi che fanno parte del mio olimpo personale delle divinità. Quelle divinità che non preghi ma adori con intima devozione, perché sono in grado di creare piccoli miracoli ogni volta che alzi il volume e la musica prende forma.

Quanta musica ho divorato, eppure sono pochi i nomi che amo alla follia, quelli che ho seguito in capo al mondo se necessario, quelli che non c’è lavoro/stanchezza/difficoltà che tenga. Quelli che hanno scritto pagine indelebili della mia vita nel momento in cui hanno regalato la loro arte al mondo, e nel mondo questa è entrata nelle vite dei singoli, si è trasformata, ha trovato significati infinitamente diversi.

Sono passati quindici anni da quando ho sentito per la prima volta Irreligious dei Moonspell. È stato amore totale, una folgore a ciel sereno che avrebbe segnato il resto della mia vita scandendone le tappe e regalandomi emozioni uniche. 
Se c’è una cosa che amo fare è legare momenti della mia vita a delle canzoni: è l’unico modo che conosco per rendere dei ricordi indelebili almeno a livello emotivo. Le forme scompaiono, i colori sbiadiscono, la mente non può serbare tutto ciò che vorrei. Ma il cuore sì, il cuore riconosce quelle note ed improvvisamente è come se il tempo non fosse mai passato.

Extinct è un album che sto amando moltissimo. Ho già avuto modo di apprezzarne l’enorme impatto che riesce ad avere live durante la prima tappa del tour. In quell’occasione ho avuto il piacere di intervistare Pedro e di stare un po’ nel backstage a chiacchierare con loro, ma ho dimenticato le foto. No, non è così grave, ma è triste per una come me, così fissata con i ricordi. 
Mi piace riguardare le vecchie immagini delle prime volte in cui li ho incontrati, quando il mio cuore di lupo era ancora così gonfio di adorazione che quasi non riuscivo a parlare con quell’uomo gentile che negli anni ha continuato a ricordarsi di me.
Ieri è stato il momento della seconda tappa del tour. Anche questa volta tanta strada e tanta stanchezza tra lavoro, vecchiaia, e impegni vari. Ma ho una persona che mi ama e mi sostiene anche in questo, nonostante non possa capire questo mio enorme desiderio, e gliene sono enormemente grata.



Mentre mi truccavo, davanti allo specchio, osservavo le rughe che inutilmente provo a tamponare con del correttore che non è mai abbastanza, e ripensavo alle prime volte, quando ero giovane e terribilmente sognatrice, quando mesi prima iniziavo a preparare i regali e i biglietti per Fernando, sperando in cuor mio di poter vedere ancora una volta quel bagliore dorato che hanno i suoi occhi, abbracciarlo e dirgli inutilmente altre mille volte “grazie”.
Presa da nostalgia sono andata a guardarmi qualche foto. No, non sembravo nemmeno io, doveva essere qualcuno che mi assomigliava e che sentivo molto affine. Sono tornata in bagno e ho frugato nel mio più vecchio beauty case, ritrovando quell’ombretto viola che avevo comprato con lui, a Vicenza, quando ancora c’era il velvet goth e i vestiti costavano troppo per le mie tasche. Fissavo lo specchio eppure era come rivedere un film: lui a casa mia, che per la prima volta aveva accettato di accompagnarmi ad un concerto, schivo com’era, ed io che mi truccavo con quell’ombretto per poi lasciare che mi facesse decine di foto. Quella sera suonavano i Moonspell.
Scadono gli ombretti? Forse sì, ma io quello l’ho conservato, e non solo, l’ho usato ieri sera, dopo così tanti anni. Sembra una stupidaggine, lo so, ma è sottile la linea che attraversa le nostre esistenze, collegando qua e là punti prima sconnessi. Quella linea può dare un senso alle cose più banali, creando connessioni magiche e silenziose che solo l’anima sa apprezzare.



A make-up completato ho studiato a lungo il mio viso. Non sono riuscita a vedere niente di quella ragazzina, eppure la luce negli occhi al pensiero del concerto imminente mi è sembrata proprio la stessa. Dopo tutti questi anni, dopo averli visti e rivisti, dopo aver sognato e osservato i miei sogni avverarsi. Sì, l’emozione è sempre la stessa. 
Così come succede con l’amore, quello vero, quando è in grado di mantenere sempre viva la fiamma primordiale che ha incendiato il cuore. Come quando ti svegli una mattina qualsiasi, dopo anni, accanto alla persona che ami, e ti accorgi che il tuo cuore la riconosce ancora come se fosse la prima volta.

Non ero mai stata prima in quel locale. Siamo arrivati di corsa dopo due ore di strada in tempo soltanto per il secondo gruppo spalla. Il palco era veramente grande, lo spazio per i fotografi una trincea piena di ostacoli mortali. Ma lo spirito di sopravvivenza del fotoreporter metal non ha eguali.

Esibisco il mio bel pass e cerco di trovare il mio angolino in trincea tra gli altri fotografi d’assalto, in equilibrio precario. Le luci si spengono, partono le note di Love you to death dei Type O Negative. Peter, il più grande e compianto “extinct”, ha una voce che pervaderà i secoli a venire, non ho alcun dubbio. Il tributo dei Moonspell a questo grande uomo mi commuove anche stavolta. Si accendono solo due luci verdi in suo onore, e nel silenzio della sala la canzone scivola nota dopo nota fino alla fine. Un’intro sublime. 
Mi siedo a terra e ascolto ad occhi chiusi: ancora non sono saliti sul palco e già sono riusciti ad emozionarmi.

Il concerto è una figata, come sempre. Mi affanno per fare il mio dovere di fotografa eppure non riesco a tenere la testa a bada. Urlo con loro, salto, esulto, e non mi sembra vero di avere ancora la voce alla fine. Aires mi saluta appena mi vede sotto il palco a inquadrarlo, Fernando mi ammicca sorridendomi. Sono già felice che metà basterebbe. 
Ma c’è dell’altro: una versione di Magdalene che non mi aspettavo assolutamente, e due delle canzoni che più amo e che non sentivo da parecchio tempo live: Nocturna ed Everything Invaded. Sono pezzi di vita che mi scorrono davanti agli occhi e in profondità nel flusso del mio sangue. Quindici anni fa come oggi tutto ha improvvisamente un significato, sempre diverso, sempre importante.

A concerto finito la birra è d’obbligo, un po’ di chiacchiere con alcuni amici trovati lì, e l’attesa per il meet and greet. Come al solito ho portato loro qualche regalino, Aires mi vede da lontano e mi chiama per nome con evidente felicità quando vede il pacchetto. È facile conquistare gli iberici con degli alcolici!
Foto di rito, e attendo che la calca diminuisca prima di avvicinarmi a Fernando. Avevo così tanta voglia di rivederlo…è una sensazione strana: non posso dire che sia come rivedere un vecchio amico con cui hai condiviso parte di vita, ma è qualcosa di molto simile. Sono emozionata nonostante sia la millesima volta che ci parlo, e ringrazio il mio cuore per essere ancora capace di emozionarsi così. Baci e abbracci, il mio cuore si calma. Sì, sono agitata ma la sua presenza mi calma. 



Gli chiedo la follia di scrivermi con la sua calligrafia una frase che sento il bisogno di tatuarmi: ride, dice che questa non gli era ancora capitata. Rido anch’io, perché nella fretta di partire dopo lavoro ho trovato solo un quadernetto rosa che avesse pagine bianche dove fargliela scrivere, e non dimenticherò mai l’immagine di lui chino su quei quadretti che si concentra per scrivere in modo leggibile. Inchiostro su carta, inchiostro sulla pelle…le cose davvero importanti devono essere indelebili.



Finito il meet and greet chiacchieriamo ancora, di musica, di cazzate, di vita. Nel backstage c’è così tanta puzza di cannoni che ringrazio di non vivere più con i miei genitori da anni o avrei avuto un paio di cosette da spiegare. È tardi, fottutamente tardi, ma c’è la birra, c’è la musica, c’è la compagnia: chi se la perde l’occasione di stare un altro po’ con loro? 
Altri momenti indelebili, e la sensazione di essere parte di qualcosa. Sono felice? Sì, sono felice. La musica è tutto, la musica unisce. Un ultimo abbraccio per salutarci. Mi mancherà così tanto.

Il mio cuore di lupo batte più forte per un istante e poi si calma. È quello il branco, è quella la luna più luminosa. Mi viene voglia di ululare ancora, come all’inizio di Full Moon Madness, all’unisono, per dire tutto quello che le parole tradiscono.


(Type O Negative - Love you to death)

mercoledì 6 agosto 2014

Far away



Vorrei scrivere così tante cose. Non c’è tempo, non c’è silenzio, non c’è pace.
Vorrei sapere perché io. Tra tutti perché io.
Succedono delle cose, alle volte, che sono come un sole accecante che si affaccia tra nuvole cariche di pioggia.
Dovrei credere di più in me stessa. Dovrei spaccare il mondo come pensavo di fare a vent’anni.
Sì, a vent’anni quando ascoltavo quest’album e non sapevo che un giorno l’avrei conosciuto, che un giorno lui mi avrebbe cercata, che un giorno mi avrebbe fatto sorridere come poche persone sanno fare.
Regalami altri sogni ogni giorno, perché ne ho bisogno adesso più che mai.

“Buy me a trip to the moon so I can laugh at my mistakes.
I can see the end from here, from this perspective it looks kind of silly.
Tell me there are greater things ahead.”



martedì 26 febbraio 2013

Desassosego - un Pozzo che fissa il Cielo

"Il mio carattere è del genere interiore, autocentrico, muto, non autosufficiente, ma perduto in se stesso."



Ricorrenze. Gli anni sono passati, avidi e frettolosi nel loro incedere. Erano i primi giorni di marzo, e così sarà anche stavolta.
Avevo sempre desiderato un segno indelebile sulla mia pelle, ma ero convinta che l’unico soggetto che potesse andar bene per sempre dovesse per forza essere qualcosa che riguardasse sé stessi, soltanto sé stessi.
Poi invece mi sono innamorata.

“I have dwelled in the dark so long that I have become the night.”

Ti ricordi quando ti ho chiesto di disegnare la mia ombra? L’hai fatto anche se continuavi ad insistere perché io non facessi quella “follia”. E l’hai creata perfetta, esattamente come la volevo.

Una sagoma nera, una creatura fantastica, estranea al reale, aliena, nata senza possibilità di vivere normalmente, adagiata su una luna completamente buia.
Una creatura dotata di ali, ma troppo grandi per non esser goffa. Solo un’ombra malinconica, solitaria come la luna. Una luna che mostra la sua faccia buia.
L’unica luce viene da una stella sperduta: il mio faro nell’oscurità.

Volevo sulla pelle la mia ombra, la mia gemella rinnegata. Lei che mi sta sempre alle spalle, lei che è morta, lei che porto ancora con me, lei che nessuno riusciva mai a trovare.
E volevo che parlasse di me, e di te, e di come l’amore cambia la vita.
Volevo un simbolo, un custode silenzioso che vegliasse proprio lì dove io non riuscivo a vedere.

A distanza di tempo mi chiedo se lo facciano apposta le cose ad assumere significati diversi, tutti in egual modo valevoli, man mano che l’esistenza evolve e si trasforma. Quel che un tempo vegliava, ergendosi a simbolo di una luce nelle tenebre, è adesso tornato all’essenza sua originaria: un’ombra alle spalle.
Un’ombra che svanisce inesorabilmente con il tempo, ma che non dimentica il giorno in cui qualcuno l’ha trovata. E se scompare non è perché si perde, ma perché si nasconde sotto la pelle che si è fatta suo mausoleo.
Ancora oggi mi piace ricordarmi di lei, perché ogni tanto sento la sua voce, che riecheggia nell’oscurità in cui l’ho relegata.

Questa volta sarà il tempo di Neve, della Volpe funambola, del mio Desiderio. Tutto insieme, come tutto è parte di me.
Sì, perché poi mi sono innamorata di nuovo.



"Confessa pure; ma confessa ciò che non senti. Libera pure la tua anima dal peso dei suoi segreti raccontandoli, ma meglio sarebbe se il segreto che racconti non lo avessi mai rivelato. Mentisci a te stesso prima di raccontare quella verità. Esprimersi è sempre sbagliare."




“Neanche dipingendo questo vetro di ombre colorate nascondo a me stesso
il rumore della vita altrui mentre la guardo dal lato opposto.”




“La banalità mi tormenta. Stanco, chiudo le imposte delle mie finestre, escludo il mondo e per un momento ho la libertà.”




“C’è una grande stanchezza nell’anima del mio cuore. Mi intristisce
colui che non sono mai stato e non so che specie di nostalgia sia il
ricordo che ho di lui. Sono caduto addosso alle speranze e alle
certezze, con tutti i tramonti.”




“Non so chi sono, che anima ho. Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste.”



“Se il mondo può essere considerato un’illusione e un fantasma, tutto quello che ci succede possiamo considerarlo un sogno, qualcosa che ha finto di esistere mentre stavamo dormendo. E
allora nasce in noi un’indifferenza sottile e profonda verso tutte le disgrazie e le sciagure della vita.”




"La sete di essere completo mi ha lasciato in questo stato di inutile pena. La futilità tragica della vita."


- F. Pessoa -