~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~
~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."

Original Blog -> Nepenthe


- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
Lunacy 2 - Lunacy 3 - Lunacy 4
Lunacy 5 - Lunacy 6 - Lunacy 7 - Lunacy 8
Lunacy Ph

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -

~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –



"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.

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giovedì 15 ottobre 2020

Solitari Paradossi

 



“Inconsolabile”

 

Ecco, l’aveva trovata. Era esattamente la parola che cercava. Siccome sfogliare i libri alla rinfusa era stato totalmente inutile, decise di scriverlo su un pezzo di carta per vedere che aspetto avesse quella parola che aveva tanto inseguito. “Ha un’aria un po’ trasandata” - si disse, ma non era la situazione adatta per farci troppo caso.

 

<<Inconsolabile>>

 

Il secondo passo era pronunciarla. Lasciarla scivolare sulla punta della lingua, osservarla prendere corpo a contatto con l’ossigeno sottratto all’universo. Quella “s” sibilante un po’ la disturbava, ma una volta ancora decise che non fosse il caso di indugiare troppo sui dettagli.
In fin dei conti quella parola aveva avuto la decenza di presentarsi lì, alla soglia dei suoi pensieri, ed offrirle l’unico modo possibile per rispondere alla domanda delle domande.

 

<<Come ti senti?>>

 

Si rese conto di doverle essere grata, così si mise a ripeterla un paio di volte, per farle meglio prendere aria. Le sembrò quasi di vederla volteggiare libera, leggera. “Almeno lei” – (pensiero obbligato).

 

Il suo interlocutore in quel momento non se la stava passando granché bene: un grillo mezzo stecchito che non aveva avuto il coraggio di ammazzare del tutto. Una grottesca citazione kafkiana dovuta in realtà a semplice inadeguatezza. Si ripromise di finirlo non appena sarebbe uscita dalla vasca bollente. Per un attimo la domanda se definirsi tremendamente spietata, o invece empaticamente magnanima, riuscì a distrarla da peggiori pensieri.
Peccato che anche in quel caso non vi fosse realmente una buona risposta.
“Che a volte ne basterebbe una qualsiasi” - direbbe Baricco, ma quando ti sembrano tutte sbagliate non ti resta altro da fare che tornare al punto di partenza: “Inconsolabile”.

 

<<Sì, ma dov’è che l’avevo sentita? >>

<<Ti era piaciuta un sacco, volevi farla tua>>

 

Prima che anche quella epifania svanisse, lasciandola a faccia a faccia con il vuoto che aveva appena creato (una di quelle detonazioni che non si dimenticano, mica un vuoto qualsiasi), decise di fare un passo ulteriore, girando attorno a quella parola così calzante.

 

 <<I tuoi temporali inconsolabili>>

<<Bella. E’ una canzone?>>

 

Le venne voglia persino di sorridere, ma non era una canzone scritta a quello scopo. Si ricordò perfettamente di quella sera in cui l’aveva cercata, e mentre la musica faceva il suo corso, lei si era messa a leggere i commenti sotto al video, come suo solito.
Stilettate al cuore, una dopo l’altra. Un’amplificazione di dolore così vasta da infiltrarsi ovunque intorno, permeando ogni mezzo possibile di comunicazione.

 

<<I commenti, non puoi capire>>

<<Toccanti?>>

<<Devastanti.>>

 

Da non riuscire quasi più a sentire la canzone. Una di quelle cose che ti ricordi per forza, anche se ti scordi la parola giusta.

Pensò che dovesse essere una cosa bellissima, “tornare dall’estero” (perché di quello parlava la canzone). Nel proprio paese, a casa, da qualcuno. Ma quanto poteva farsi invalicabile lo spazio, se l’estero diventava una scelta di non restarsi più accanto?

 

Se quel grillo fosse stato ancora vivo, e magari magico e parlante, senza dubbio sarebbe stato d’accordo con lei. In una frazione di secondo si rese conto che parlare con sé stessa, pratica già perfettamente rodata negli anni precedenti, avrebbe assunto d’ora in poi tutto un altro significato.

 

<<Dovevi rispondere - sola –>>

<<Eppure mi sento inconsolabile>>

 

Senza alcun apparente nesso le venne in mente Adele H che scrive rannicchiata su sé stessa, alla ricerca della propria identità attraverso l’inchiostro.

 

<<Adesso non citerai Rilke vero?>>

<<Dovrei, è perfetto.>>

 

Non lo fece, ma solo perché nascere provvisoriamente da qualche parte, per poi ricomporre in sé stessi il luogo della propria origine e rinascervi, le sembrava ancora troppo lontano da quel buco nero in cui nuotava.

<<L’hai fatto lo stesso>>

<<Lo so. Ma dovevo. Così come dovevo uccidere una parte di me stasera.>>

<<Ottobre? Freddo gelido, pioggia e bufera? Davvero non potevi scegliere un altro giorno?>>

 

E come si fa a scegliere un giorno, una persona, una risposta? La verità sconcertante (o inconsolabile) era una sola: non lo sapeva.
E in quell’ignoranza dal peso tremendo stava affogando con le proprie mani una miriade di cose bellissime, che non sarebbero mai più tornate.

 

Si chiese se sarebbe stata ancora credibile, nel guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Così poche persone si erano rese conto che quella era disperazione.
Star continuamente sprofondando, lentamente, scivolando sulla fune invece che danzarvi, e in quell’inesorabile perdersi non aver altra soluzione che strappare brandelli alla vita. Come perle colorate e iridescenti, piene di cose stupende da vederci dentro.
Cose che esistono davvero. Che vederle è semplice, coglierle chiede un po’ di sforzo in più, ma tenerle strette, mentre si scivola giù con le mani piene di biglie, è veramente un gran casino.

 

<<Sì però… Questa non doveva essere una raccolta scritta di ritratti?>>

<<Certo.>>

<<Partire con un autoritratto non è troppo da egocentrici?>>

 

In quel momento capì, con una limpidezza disarmante, che non stava affatto parlando di sé. Che non sarebbe mai più stata sé stessa in quel modo.

 

<<Non è un autoritratto, è la descrizione dello sgabello, del cavalletto, dei colori poggiati su una tavolozza di legno consumata. E’ da qui che inizia tutto.>>

 

Iniziava esattamente lì dove qualcos’altro finiva. Si disse che le erano sempre piaciute le banalità poetiche. Ma accettando quel pensiero si ritrovò per un attimo in pace, e la pace sottendeva sempre alla tempesta.

 

Sapeva perfettamente dov’era, ma non dove stava andando. Nel cuore aveva un’immagine, fatta di molte altre immagini concentrate in una soltanto. Stelle sul soffitto, il profilo di una schiena possente nella penombra, il calore della pelle, la pace del respiro di chi dorme, il pensiero di essere al sicuro.
Non sarebbero state cose facili da scordare. Di quei pensieri che ti accompagnano quando credi di essere perduto, per ricordarti che qualche volta anche ai più stronzi viene concesso di essere felici.

 

<<La fregatura è che poi non dura.>>

<<Possibile, è per questo che dovremmo fare più ritratti. Dicono che quelli servano a sfidare il tempo.>>

 

Non sapeva assolutamente da dove iniziare, ma era certa di aver appena scritto l’unico incipit possibile.





E sempre, come un amuleto,
tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto.
E tu tornerai dall'estero, forse tornerai dall'estero.


mercoledì 8 marzo 2017

Anesthesia




Like a flash of light in an endless night
Life is trapped between two black entities
'cause when you trust someone, illusion has begun
No way to prepare, impending despair

Did one say so cruel: "'Tis better to love than lose"
Ignorance is bliss - wish not knew your kiss
So many times been burned, this lesson goes unlearned
Remember desire only fuels the fire - liar

Betwixed birth and death, every breath regret
I pity the living, envy for the dead
Emotionally stunned, in defense, I'm numb
I'd rather not care than to be aware - be scared

I don't need love

Are a thousand tears worth a single smile?
When you give an inch, will they take a mile?
Longing for the past but dreading the future
If not being used, well then you're a user and a loser

World reknowned failure at both death and life
Given nothingness, purgatory blight
To run and hide, a cowardly procedure
Options exhausted, except for anesthesia 

...and I don't feel... Anything. 



* * *

Ricorrenze.
La voragine attende silenziosa. Oblio profondo, grida senza risposta.
La verità è che non c'è una ragione, non c'è mai stata.
Nessun filtro, oltre il punto di non ritorno.
Senza alcun ragionevole limite l'oscurità inghiotte i brandelli di ogni certezza.
Liar.
Non ho più paura. Non sento niente.

* * *



I Pain of Salvation sanno sempre come darmi la canzone giusta nel momento giusto.

I still smell of sweat
Still the scent of my giving in
Try to feel regret
But I want it to stay on my skin

I still fantasize
Close my eyes to be wrong again
Still those fuck-me eyes
As I'm licking the palm of my hand

How the hell am I supposed to keep myself
When you are so damn far away
And everything feels meaningless
And I am not mine

How the hell am I supposed to keep myself
When you are so damn far away
And everything feels meaningless
And I am not mine

I still smell of sex
Still her taste on my fingertips
Try to feel remorse
But it's hard with her wet on my lips

How the hell am I supposed to keep myself
When you are so damn far away
And everything feels meaningless
And I am not mine

How the hell am I supposed to keep myself
When you are so damn far away
And all I do seems meaningless
And I am not mine

I need something of my own
Something with a locked door
A room just for me alone
Something that I can control

I need something of my own
I need something cutting to the bone
I need something that is mine
If that must be guilt, then fine

(How the hell)
I wanted something nice, but fine
This guilt is a hole but it's mine
I wanted something nice
This guilt is a hole but it's mine!


domenica 21 agosto 2016

There is no one to blame...

...but me.

(Shamrain - To Leave)


Vorrei raccontarti di quando caddero le stelle e persi me stessa. Vorrei farti i vedere i sogni prendere la forma di una lucida follia senza ritorno. Vorrei spiegarti perché i desideri hanno la profondità di due occhi verdi che si perdono nella luce del tramonto, perché la voce di Mika Tauriainen suona come neve mai caduta in inverni dimenticati, perché le cose si rompono e non ce ne facciamo una ragione neanche dopo molti anni.

Vorrei poterti parlare dell'amore come nessuno lo ha fatto mai, descriverti la sua voce, il modo in cui mi guardava, le poesie meravigliose che ci siamo scritti, le tragedie che si sono consumate nella distanza infinita di una retta che collega infiniti punti, destinati a congiungersi senza futuro. 


Vorrei darti il mio cuore affinché tu possa vivere la favola come l'ho vissuta io, senza tramite di parole, giudizi, interpretazioni. Ma la verità è persa per sempre, sepolta sotto i cocci delle certezze infrante, e non c'è modo in cui io possa davvero raccontartela. 

Serbiamo tesori inestimabili di ricordi soltanto nostri, celati nelle profondità della memoria. Quelli di cui non parliamo mai, se non in qualche serata un po' alcolica, per metafore o allusioni, senza dire poi nulla, lasciando che le parole incespichino e si perdano nei discorsi di qualcun'altro che inevitabilmente ci parlerà sopra.

Vorrei che ci fosse un modo di raccontare la storia d'amore più bella che io abbia mai vissuto senza sentire il peso della colpa.



Vorrei che quel bracciale non si fosse mai rotto. Sette anni sono davvero tanti. Mi sono sempre chiesta come sarebbe successo, quando o perché. Immaginavo che avrei recepito una sorta di segno, così come è sempre stato con lui: un labirinto di coincidenze e magie difficili da spiegare.
Invece no...in una sera di fine estate, al ritorno dalle vacanze, a pochi giorni dall'acquisto della casa, in un periodo in cui tutto sembra cambiare eppure niente viene stravolto....*fran*. Rotto.


“A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran." (Baricco)

Sorrido al ricordo di quel giorno, al pretesto che ci ha portati ad avere quei due fili di stoffa e ad intrecciarli con le nostre mani, le nostre vite, i nostri desideri che avevano un destino già segnato.
Tanto più ci sentivamo fragili e senza futuro, tanto più era smisurata la bellezza effimera del nostro sogno.

Non sono mai guarita davvero. Ho perso tutto e avuto ogni cosa nello stesso istante.
Niente è più stato lo stesso nella mia vita. La purezza delle certezze, persa per sempre.



Ho una foto di quei giorni, e anche a distanza di tanto tempo mi trasmette intensamente la desolazione e la forza che ho provato in quei momenti. 
E' strano vedere la mia pelle ancora candida e quasi del tutto inviolata. Ma covavo nelle viscere tutto il nero che poi sarebbe trapelato, un po' per volta, lasciando le cicatrici che ora mi porto addosso sotto forma di inchiostro. 
E' iniziato tutto da lì, da un sogno, una spirale...una voragine.
My story to tell.

"We've come too far, not another day...no more 
there is no return, no words to explain
no excuses left to make, there is no one to blame
there is no one else to blame...but me."




mercoledì 27 luglio 2016

What the soul hides...

...ink tells.

Pensavo di scrivere un post sul mio ultimo tatuaggio, ma non lo farò. O forse centrerà anche lui, in qualche modo.

L'altra sera siamo passati in moto per il centro di Padova. Fa un caldo atroce in questi giorni, ma la brezza serale è un sollievo immenso per il motociclista. Ce la siamo presa con calma, passando per diverse strade e lasciando fluire i pensieri dopo una giornata lavorativa intensa come mille altre, tutte uguali. "Everyday is exactly the same..." - lo sa spiegare così bene Trent.
Ecco, mi sono già persa. Forse dovrei andare a morire sul divano guardando una sfilza di telefilm, o finire le millemila foto accumulate (sia stramaledetto il mio secondo lavoro) o  magari buttarmi a letto e riposare una buona volta gli occhi.
Invece no, starò qui a scrivere e contemporaneamente maledirmi mentalmente perché non ne sono più in grado, non come una volta.
Dicevo..

Passo per queste strade, con l'aria sul viso e la puzza di una città inquinata da fare schifo, e mi guardo intorno con la pacata rassegnazione di chi sa già che è cambiato tutto. Eppure ci sono cose che restano sempre uguali pur mutando leggermente aspetto, cose dall'essenza eterna, che si prestano così bene ai desideri della memoria.
Il Maldura è sprangato, visto l'orario, ma si erge splendido e maestoso...o forse è un po' in rovina? E' decadente, questa è la verità, ma io lo vedo monumentale e denso di significati. La statua di Petrarca è sempre lì, nella stessa maledetta posizione che se ora ci penso non la ricordo, ma vedendola potrei riconoscerla tra mille. L'inconscio ricorda a perfezione cose che la ragione offusca.

Su quei gradini ho lasciato così tanti pezzi di vita che vederli vuoti e macchiati da banali immondizie mi riempie l'anima di sconforto. Mi chiedo se odorino un po' anche di cipolla e di kebab, con tutti i pranzi consumati così, tra i libri dell'università e le chiacchiere fantasy.

Percorro le strade che ho fatto a piedi ogni stramaledetto giorno della mia vita per interminabili lunghissimi anni, ed immagino me stessa lì sul marciapiede, la borsa a tracolla pesante come un macigno per via dei libri, l'abbigliamento rigorosamente nero e un po' trasandato da brava nerd sfigata, il viso struccato e diafano, i capelli biondi.
Immagino di avvicinarmi a quella ragazza che non mi assomiglia e di sussurrarle all'orecchio. Vorrei dirle che tra dieci anni sarà tutto molto diverso, ma che lei sarà ancora lì, sulla stessa strada, e rincorrerà come perle preziose che cadono a vuoto in un precipizio tutti i ricordi più cari. I ricordi che per quella ragazza ora sono presente. 
Dovremmo sempre apprezzare di più il presente. Viverlo, spremerlo, buttarcelo addosso ed andarci in giro fieri come fosse la cosa più importante che abbiamo. Perché lo è davvero...importante. Ma soprattutto è insostituibile.

So perfettamente che non percorrerò mai più quella strada con gli stessi occhi e lo stesso cuore, potrei farla altre cento volte ma non sarà mai più lo stesso. Io non sono la stessa.
Vorrei dirle che è bella, che è speciale, e di smetterla di farsi paranoie e di starsene nel suo mondo convinta che verranno tempi migliori, tempi in cui si prenderà le sue rivincite e avrà modo di pensare più a vivere che a studiare. Vorrei urlarle di uscire, di fare cazzate, di ubriacarsi e di passare più tempo con quelle persone che ama. Ma lei non mi sente, ed io sono solo l'ombra dei desideri che un tempo ho avuto.
Vorrei dirle che si innamorerà ancora e che farà cazzate enormi. Ma che non guarderà più con la stessa meraviglia due occhi azzurri e non ci saranno altre favole su cui costruire assiomi e stelle vergini su cui trapiantare sogni. Vorrei poterle spiegare che nonostante tutto sarà forte, e che non smetterà di volare sempre più veloce di dove arrivano i suoi passi.

Se potesse sentirmi forse cambierebbe tutto, o magari no. 
Siamo in potenza un uragano di possibilità, ma preferiamo dormire tra la tempesta che è stata e quella che verrà.

Lo sapevo che alla fine il cerchio si sarebbe chiuso. E' così che funziona, è così che tutto acquista senso solo dopo molti anni, quando il pensiero abbraccia il senno di poi e la coscienza di sé traccia mappe chiaramente leggibili. 
Ma è sempre troppo tardi. Restano la nostalgia e la consapevolezza. Non ho certo imparato dai miei errori. Ma dormo in mezzo alla tempesta, e urlo verso la luna.




"Men with both roots and wings
they tie us down and ask us to leave
they are teachings unheard, they are bodies on smoke

Men with both roots and wings
at a singular voice we moan
our teachings mislead, our teachings like smoke

we sleep between the storm that was
and the wind which has to come



We've learnt to learn everywhere
and the very own nature has taught us to wait
difference does sound like sin, equality reliefs
and that fame rhymes with hate yet everything is fair
on the intervals of your death

misguided demons or forthcoming heroes
each one with an important name
nothing else than an important name.

Men with both roots and wings
at a certain time we are one
our little tricks, our innocence stubborn

Men with just little wings, men with just little minds
Men with just little eyes, men with just little deeds

sleeping between the storm that was
and the wind which fails to come (and finally)
blow us away."











lunedì 16 marzo 2015

Ghosts of the Midwinter Fires

Quando il vento soffia feroce, Lei urla più forte...



Scalcia prepotente dentro la mia anima, squarcia la ragione e ottenebra la mente. 
E' quella parte di me che ulula nelle notti di luna piena o nel buio di un cielo stellato, è la creatura che corre a quattro zampe, è l'alter ego a cui ho dato il nome di un ciondolo magico: Aurin.

E' tutto ciò di selvaggio e di più vero che mi porto dentro, la somma dei miei fantasmi e della mia forza nel sostenerli.

Quante volte ho provato a relegarla nella camera segreta della mia fantasia, ma lei urla e si agita e sbatte le porte delle mie stupide censure. 

Vuole correre, libera, cavalcare il vento, ferirsi il viso con i rami nel bosco. 
Aurin è la forza più grande che ho dentro di me, ma è indomabile, imprevedibile, e così follemente attirata dalla voragine che circonda la fune su cui costantemente avanzo.

In una notte come questa, buia e agitata da un vento feroce, le sue urla mi perforano la mente.
La sua intransigenza mi tenta, la sua voce che mi chiama e mi invita a fuggire è soave come il canto della più infame sirena.

Fuggi Aurin, fuggi davanti a chi non ti merita, a chi ti ha tradita, a chi non ha saputo essere come desideravi, a chi ti vuole prosciugare, usare, a chi pretende di conoscerti, a chi ti ossessiona, a chi ti tormenta rubandoti la forza della tua primordiale e istintiva sopravvivenza.

Quanto è dolce l'idea della fuga da tutto il fango che ti circonda, dagli inetti, dai deboli, dalle menzogne dell'ipocrisia.

Hai sempre creduto di essere speciale, di essere forte, di essere intelligente. A cosa ti è servito? Sprofondi lentamente verso il baratro e tutti gli sforzi che ti ostini a compiere risultano vani.

Ringhia allora, e grida, e scalpita e lacera con i tuoi artigli. 

Sono una guerriera, lo sono ogni fottuto giorno della mia vita.
E sono anche una perdente, ma conservo la mia purezza.

Corri al mio fianco Mantodivolpe, ho bisogno di te più che mai. 



"I thought I'd seen hell
Thought I knew it all
Now I know too well
Hell is to wake up
But it makes all the difference

Tasting the tears in my mouth
Taking the weight on my shoulders
The hours and days of your life
Don't necessarily make you older

I'm sick of running away
Along these bloody streets
I'm sick of predators and prey
Of being everybody's end!

I've washed my hands of your blood
Thought it would leave me clean
But with time on my hands
It turned to mud forming this crust of sin

Now - to be truly free
I'll let it come to me
So -break me if you must
When you break this crust
Freedom is to see

Hear this voice, see this man
Standing before you I'm just a child
Just a man learning to yield

I hate these hands soaked in blood
I hate what these eyes have seen
Up to my knees in filth and mud
How it hurts to become clean

I was always on my mind
But never on my side
Run - but if you run away
You'll always have to hide
So if you need to run
Run for help!"

Pain of Salvation - Reconciliation



sabato 13 dicembre 2014

Primavera alla deriva


Abbiamo avuto una stupenda primavera,
dipinta a pennellate rapide e colorate su tele effimere,
sottili come ali di farfalla nella brezza di marzo.
E’ stata una primavera di una durata straordinaria,
così lunga che abbiamo voluto crederla eterna,
piena di sementi pronte a sbocciare per creare nuova vita.
E’ stata la nostra giovinezza, la terra di nessuno
su cui costruire nuovi mondi per trovarvi rifugio negli anni a venire.

Poi il vento impetuoso, quello che ci ha travolti nei tiepidi pomeriggi,
cullandoci immersi in oceani fioriti,
ha lasciato posto all’arsura e alla terra incandescente.
La nostra estate è arrivata molto tempo dopo,
ed è stata folle e rovente.
Ci ha prosciugati e abbandonati sotto un sole violento
a cercare di starci addosso anche quando faceva male.
La nostra giovinezza era già svanita,
ma l’estate bruciava nelle ossa e alimentava quella fiamma
che volevamo chiamare soltanto nostra.

Sarebbe dovuto arrivare l’autunno prima o poi,
dovevamo saperlo.
Ma ci sforzavamo di cercare il colore del grano nell’oro delle foglie cadute,
e la soffice brezza primaverile nel vento che s’alzava dalla terra;
quel vento che adesso abbracciava la polvere sporca,
e ci turbinava attorno, scoperchiando i fragili tetti del nostro rifugio.
Come scoiattoli operosi avevamo messo via ricordi
ed emozioni nei momenti felici, per poterli inseguire
ora che la decadenza dell’autunno sbiadiva tutte le cose.
Forse non ci siamo mai accorti che il sole non scaldava più la pelle,
e che dietro la corteccia spessa il verde marciva.
Non eravamo ancora pronti a lasciarci sfuggire la giovinezza.

Quando è giunto l’inverno avevamo già dato fondo
a buona parte delle nostre provviste.
I cristalli di gelo, splendidi come diamanti e feroci come demoni,
ci hanno sorpresi alle spalle.
Noi ancora volgevamo lo sguardo indietro, ai momenti più dolci,
incapaci di accettare il lento deperire
che già in quella lontana primavera germogliava,
non per vivere, ma per iniziare a morire.
Alla prima leggera spolverata di neve ci siamo stretti più forte,
ma il freddo ci ha indurito il cuore
fino a impedirci di continuare anche solo a sfiorarci.
Il nostro inverno è avanzato lento e inesorabile,
mentre attraverso bufere e tormente ancora ci cercavamo,
incapaci di accettare il suo spietato volere.

Il nostro inverno era vestito di primavera quando ci ha consumati.
Ci ha resi orfani di quella favola
che avrebbe dovuto difenderci per sempre.

lunedì 3 novembre 2014



Così presto tutto passa.
Niente si sa, tutto si immagina.
Circondati di rose, ama, bevi.
Il resto è niente.












lunedì 23 giugno 2014

Il destino di una Volpe


"Perché la volpe è triste?" - chiese il Piccolo Principe 


"Perché l'hanno addomesticata e le hanno insegnato ad aspettare. Ma il rumore del vento nel grano le sussurra i nomi di coloro che ha amato e non sono più tornati."



sabato 5 ottobre 2013

The fox's den

Casa mia. Il buio è così perfetto che tutta la mia vita in mezzo al traffico, allo smog, al trambusto cittadino, mi sembra una farsa insopportabile.

Brindo ai miei, a tutti gli anni che hanno passato insieme, e sento di essere con le uniche persone al mondo che non mi deluderanno mai. 
Eppure sono scappata anche da loro. Ma per ogni cosa c’è il suo tempo, e quando il tempo è scaduto bisogna aver la forza di andarsene.

Penso ai miei errori, ai propositi di non commetterli mai più….alla mia convinzione di aver fatto scelte ben mirate questa volta. Quante certezze ci costruiamo per ripararci dalla realtà che non è mai come la vorremmo?
Non mi pento delle mie scelte, davvero, di nessuna, ma sono costretta a prendere atto dei miei fallimenti continui.

Vorrei avere il potere di cambiare le cose, la capacità di accettare, sorvolare, ingoiare, fregarmene. Ma a chi la voglio dare a bere? So bene come sono fatta. 

Continuo sulla mia strada e perdo pezzi. Ma sono capace di adattarmi e di cambiare forma infinite volte, devo solo continuare a trovarne la forza. 
Non importa se ho un altro squarcio e se ho dovuto una volta ancora ributtare tutto dentro, come Malte disteso sul letto a fronteggiare la “Cosa Grande”. E’ una febbre che nessuno vede, non ha cura e non c’è consolazione.

Ascolto il vento fra gli alberi mentre mio padre si ostina a voler cambiare una lampadina della mia macchina nel cuore della notte. Si preoccupa troppo, e forse fa bene.
Ripenso alle stelle, ai miei sogni, alle notti ferma in macchina a guardare il cielo perché tanto sapevo che non sarei riuscita a dormire. Per un attimo ho la sensazione che io non ce la farò mai a restare in un qualsiasi posto senza impazzire.

E’ ora di tornare da casa mia…ho un’altra casa che mi aspetta, in un posto che odio ma che è diventato in ogni caso “mio”. 
Percorro le stesse vie che ho fatto migliaia di volte prima di andarmene. Mi godo il buio, la strada che sembra finire nel nulla, i NIN nelle orecchie. Sento i miei fantasmi, sono lì con me. 

Poi parte Only, e penso a quanto mi è stata utile quella canzone quando ho dovuto imparare a fare la volpe senza principi e senza stelle. Mi ricordo bene quel periodo, quelle notti, ancora non so come ho fatto a tirarmene fuori, forse non ne sono mai realmente uscita.

Ma è allora che ho visto lei: con un balzo maestoso mi ha attraversato la strada, si è fermata un secondo a guardarmi, poi è sparita nel buio. 
Sì, una volpe. Ho pianto come una bambina.

venerdì 4 ottobre 2013

Sleeping with ghosts

Non riesco a dormire, e sono patetica se mi ritrovo a scrivere solo quando ho un nodo alla gola e non conosco altro rimedio per sentirmi meglio. Una scrittrice delle cause perse, una Adele H. che cerca una cura fai da te, ma non è ancora diventata abbastanza cieca da essere in grado di sopportare la realtà.
Pensavo che non mi sarebbe più successo: riversare fuori all’improvviso tutto quello che a suo tempo ho cercato di buttar dentro alla rinfusa. I’m healing now, diceva Daniel. E sono guarita, ovvio che sono guarita. Dovevo guarire, non c’erano altre strade.
La verità è che i fantasmi non se ne vanno mai, anche quando si fanno più silenziosi dandoti quasi l’impressione di essertene liberata. Sono consapevole di portarmi dentro tutto quello che è stato, la parte di me che ho dovuto uccidere, i miei incubi, la mia voragine, la mia vita che mi ha resa quella che sono. Non ho mai sentito il peso alleggerirsi, mai. Ho semplicemente imparato a conviverci.
Ero convinta di cavarmela piuttosto bene ormai. Molte piccole cose che fino a qualche mese fa mi riportavano sull’orlo della voragine adesso avevo imparato a controllarle. Una confortante insensibilità.
Tutte balle. Come mente bene la mente al cuore.
Basta uno stupidissimo evento, che scatena altri eventi, e una catena di casualità insignificanti si sprigiona fino ad arrivarti come un cazzotto in pieno stomaco. Ecco fatto: tutto quello che avevi stipato dentro se ne esce in un solo istante e finisce ovunque, sparpagliato. Ci sono tutti i tuoi fantasmi, i tuoi demoni, il tuo sangue versato. E non ce la fai a guardarli così direttamente in faccia.
E allora piangi e non riesci a trattenere gli spasmi del tuo corpo che fanno ancora male come la prima volta. E sembra quasi un film nel quale puntualmente torna la stessa scena: sei ancora lì al buio in macchina, con la stessa canzone, lo stesso dolore e la vista annebbiata.
Ma chi cazzo te lo fa fare di ricostruirti una vita se tanto sai bene che cammini in circoli? L’hai sempre saputo, fin da quando la prima volta ti sei accorta di esserti innamorata dell’impossibile.
Parlo a te che non sei più me. Ma ne sono poi così sicura? Rivedo le stesse scene, sento la tua voce, eppure sono certa di averti uccisa.
Sono più forte io. Tranne quando la vita mi prende a cazzotti sullo stomaco.
Divertenti, le coincidenze. Due parole su quel che è stato, i fantasmi che d’improvviso ti assalgono, e la realtà che sovrapponendosi a ciò che la tua mente cerca di evitare ti costringe ad accorgerti che è sempre la stessa storia. Anzi, stavolta è peggio, perché la vita ti ha presentato il conto facendotelo salato. Quel che rifuggivi alla fine te lo sei scelto, ed è inutile che te ne penti adesso, lo sapevi a cosa andavi incontro.
Ci illudiamo di amare qualcuno, qualcosa, una situazione, una prospettiva di vita.
Ma siamo semplicemente soli. Soli con i nostri ciclici ritorni di tutto quello che avremmo voluto evitare.
Soli con la consapevolezza che anche se qualcuno riesce a toccarci il cuore, la vita riuscirà a farcelo dimenticare. No one there, Sami lo sapeva.
Odio quel che ho avuto e mi struggo di nostalgia per ciò che non avrò mai.
Non riesco a vivere, non ci sono mai riuscita. Ho sempre troppe aspettative e le delusioni inizio a non sopportarle davvero più.


Ma sono una scrittrice patetica, probabilmente è ciò che mi merito.

...

Il fatto è che sto perdendo pezzi.
Ogni volta che qualcosa si rompe mi chiedo dove vadano a finire tutti i cocci che non riesco più a far combaciare alle estremità.
Compromessi, facciamo altri compromessi.
Sai cosa mi ferisce, forse solo in parte, ma non basta a non fartelo fare.
Vogliamo la nostra libertà, pretendiamo ciò che ci spetta. I compromessi aggiustano tutto.
Eppure ogni volta che ingoio le lacrime c’è qualcosa che si perde per sempre.
Temo il giorno in cui arriverà la sensazione che neanche l’amore basterà più.

….and love is not enough.


martedì 1 novembre 2011

What if you could look right through the cracks?

“Mi impegno a svegliarti con un sorriso…a stringerti quando piangerai…”

Romantico, poetico, unidirezionale.


Mi impegno a non volere lo stesso da te.

E’ questa l’affermazione più grande che potrò mai fare.
E non è romantica neanche un po’, ma mi permette di vivere.

Perché non voglio che la spirale mi inghiotta, non voglio camminare in circoli e accorgermi che tutto ritorna uguale a sé stesso, proiettato ogni volta un gradino più in basso. Non voglio continuare a fare gli stessi errori, e se devo farli voglio poterli scegliere.

Cambiano le persone, le voci, gli sguardi, ma se fisso il centro della spirale, giù in basso, quello che mi grida è che non è cambiato niente, e che lei è lì che mi aspetta, che tanto non ne uscirò mai.

Non puoi prenderti cura di me, non puoi stringermi se piango. Non puoi, e lo voglio accettare.
Suona male come dichiarazione d’amore, eppure so con sicurezza che è questo l’ultimo ostacolo da superare, solo questo potrà rendermi felice.

Puoi svegliarmi con un sorriso e poi farmi sentire in colpa se quando sono ferita cerco di difendermi, ma la sostanza non cambierà mai.
Mi accorgo che ingoio ancora, anche se ho imparato a non farlo più stando zitta, anche se mi convinco che basti dirlo per sputare fuori tutto il veleno.

Invece i residui rimangono, si accumulano negli spazi inutili, mentre io mando giù e calcio i rifiuti verso il fondo, lì dove si perde il buio denso della mia voragine.
Quella che per metà ho riempito, con recuperi di fortuna e tante nuove illusioni, tutte specchianti e limpide, tutte incredibilmente efficaci nel loro compito di deviare luci e colori in modo da farli sembrare reali.

Mi impegno a prendermi cura di me.




« ... ciò che infine ci custodisce è il nostro esser - senza - protezione... » 

giovedì 20 ottobre 2011

if I could fix myself

Non è difficile prendersi cura di un’ombra. Ha la semplicità monocroma di un lago notturno, che per quanto sia sfuggente nelle sue sponde mutevoli, ha un placido cuore nero adagiato nella culla del suo tranquillo stagnare.
Ha bisogno di poche cose un’ombra. Spesso è abbastanza semplice da essere quasi banale, così banale da diventare incomprensibile.

No, non è difficile prendersene cura. Il difficile viene prima: bisogna trovarla, ed è una questione molto meno scontata.
Scorgere un’ombra nel marasma informe del buio è cosa da temerari. Le stelle più brillanti le vogliono tutti, le ombre no.
E con quanta arrogante determinazione la gente si ostina a trovar bella soltanto la luce. Le ombre sanno essere così profonde, perché nessuno se ne accorge?

Una volta qualcuno si è inoltrato in terreni impervi e sconosciuti, e forse un po’ per caso, o forse un po’ per merito, quell’ombra nascosta tanto bene è riuscito a trovarla.
E l’ha presa per mano, semplicemente.
Perché non c’è bisogno d’altro per prendersene cura: basta non perderla di vista e stringerla forte, così forte che quasi diventa la propria ombra.

Un tempo ho scelto di ricordarmene, e quel simbolo l’ho voluto alle spalle, come qualcosa di rassicurante e protettivo. Un custode silenzioso che si preoccupava di vegliare proprio lì dove io non riuscivo a vedere.
Il mio custode delle ombre, quelle ombre che si nascondono dall’altra parte degli astri più lucenti.

A distanza di tempo mi chiedo se lo facciano apposta le cose ad assumere significati diversi, tutti in egual modo valevoli, man mano che l’esistenza evolve e si trasforma. Quel che un tempo vegliava, ergendosi a simbolo di una luce nelle tenebre, è adesso tornato all’essenza sua originaria: un’ombra alle spalle.
Un’ombra che svanisce inesorabilmente con il tempo, ma che non dimentica il giorno in cui qualcuno l’ha trovata. E se scompare non è perché si perde, ma perché si nasconde sotto la pelle che si è fatta suo mausoleo.

Non sono nostalgica, né disfattista, né pessimista riguardo al presente o al futuro. Né lamento alcunché o desidero cose che più mi appartengono.
Voglio solo ricordarmi di Lei, perché ogni tanto sento la sua voce, anche se nell’oscurità io da sola non riesco mai a trovarla.



"Lei brilla in un mondo pieno di mostruosità.
Lei è importante quando tutto il resto è senza senso.

Fragile.
Non vede la sua bellezza.
Cerca di scappare via.
A volte nulla sembra meritare d’esser salvato.
Non posso guardarla scivolare via.

- Non ti lascerò andare in pezzi. -

Lei legge le menti di tutte le persone che le passano accanto
Sperando che qualcuno riesca a vedere.
Se solo potessi aggiustare me stesso, io..
Ma è troppo tardi per me.


- Non ti lascerò andare in pezzi. -

Troveremo un posto perfetto dove andare,
in cui potremo correre e nasconderci.
Costruirò un muro e potremo tenerci dall’altra parte.
Ma loro continueranno ad aspettare..
..e a picconare…
..e picconare..
..picconare..

È qualcosa che devo fare.
Ero lì anch’io.
Prima di qualsiasi altra cosa,
io ero come te."



- Non ti lascerò andare in pezzi. -

Nine inch nails - The fragile