~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~
~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."

Original Blog -> Nepenthe


- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
Lunacy 2 - Lunacy 3 - Lunacy 4
Lunacy 5 - Lunacy 6 - Lunacy 7 - Lunacy 8
Lunacy Ph

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -

~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –



"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.

venerdì 5 ottobre 2012

Chiacchiericcio free

Nonostante la mia testa sia un ottimo posto nel quale dialogare con me stessa, ogni tanto la condizione borderline non è così soddisfacente come si pensa.
No, non sto delirando, però avevo voglia di scrivere un po’ di cose senza metterci troppi nessi logici. A dirla tutta penso che essere oltre il “border” sia anche peggio. Uhm.

A parte il fatto che sono appena finite le urla isteriche qui dietro dai preti, e che sono sempre più convinta che abito in un covo di matti, oggi mi riconfermo strega e veggente.
Niente televendite però, sia chiaro. La consuetudine di vedere i miei sogni avverarsi l’avevo già collaudata (quasi mai sogni in senso di “cose fighe”, purtroppo) ma oggi confermo. Oltre l’aver sognato di finire in mezzo ad una rissa mentre cercavo di raggiungere il parco per correre (ok, potevo anche cercar scuse migliori per ammettere che oggi proprio non avevo voglia di andare a sputare un polmone), ho sognato che il mio cuginetto mi veniva a trovare qui a casa e spaventava il mio Betta Splendens (il “pescio”, per i profani) che di conseguenza saltava fuori dall’acquario suicidandosi.



Ora, per fortuna (fortuna?!!) sono attualmente disoccupata (e la coda di 150 persone al colloquio per l’Alì non promette rosee vedute riguardo al futuro), quindi stamattina ero a casa a far le faccende di casa come una brava casalinga in età da pensione.
Ecco, se non fossi stata a casa si sarebbe sfiorata la tragedia, che poi in realtà si è sfiorata comunque.

La necessaria premessa per comprendere la scena è che ieri sera ci siam guardati Alien (esaltati dopo la visione di Prometheus al cinema), quindi quando son passata davanti alla porta della cucina e ho visto una cosa informe e viscida a terra ho preso un colpo.
In preda al panico ero già pronta a fare una strage di quella cosa orripilante che lì per lì avevo classificato come possibile essere alieno, o eventualmente creatura amebica invertebrata non meglio definibile.
Cioè…se solo avessi avuto più sangue freddo l’avrei spiaccicato. Dio vuole che in quel momento mi ha chiamato l’uomo e ho avuto modo di calmarmi e temporeggiare. Non ho comunque perso tempo e ho rovesciato una bacinella sopra l’amorfo cadavere per evitare che scappasse nel mentre.

Quando sono tornata ad analizzare la scena ero decisamente più calma, per sdrammatizzare mi son rivolta a Crimson (Carmine per gli amici) dicendogli qualcosa tipo “però potresti essere un animale un po’ più coraggioso ed aiutarmi in certe situazioni!” (sì, quando si sta tanto tempo da soli si parla anche con gli animali. Sì, anche con i pesci, diamine…blblbllbbblll).
Mhh…dicevo, mi son girata verso Carmine e Carmine non c’era.



Nel giro di tipo due secondi ho realizzato il tutto, e mi è presa una battarella che neanche a ottant’anni. Sì, il corpo informe era quello di Carmine che in un eroico tentativo di volo ha sperimentato il suicidio.
Nonostante la battarella e l’annessa tremarella sono riuscita a tirarlo su e a rimetterlo in acqua…io non so cosa cavolo gli fosse successo, ma lì a terra era diventato quasi nero…faceva davvero impressione.
Però, forte del mio accuratissimo studio (su wikipedia..*coff*) sui Betta, sapevo che possono respirare l’ossigeno dell’aria, quindi avevo ancora una speranza. E in effetti rimesso in acqua si è lentamente ripreso, e con le pinne tutte rovinate ha cominciato a sguazzare come niente fosse.
Io ho perso due o tre anni di vita. Sta cosa mi ha messo una tristezza assurda, e pensare che ero a tanto così dal trucidarlo! >.<

Ora, non è detto che sopravviva, lo potrò dire con certezza entro qualche giorno, però per adesso sembra stare benone. Attualmente l’acquario ha un coperchio altamente trash, ma ci sto lavorando. Il problema è che sto pescio è stato segnato fin dal suo arrivo con nomi portatori di sfighe immani…ovvio che poi fa una brutta fine. Cioè, parliamone: Crimson per via dei Sentenced, e Carmine come il personaggio che in ogni Gears of War crepa. Se sopravvive a tutto ciò è davvero un mostro.

Bene, grazie al mio mancato dono della sintesi ho scritto un papiro su un pesce, però ero sicura di avere anche qualcos’altro da raccontare. Ah sì! Volevo lamentarmi, ovvio! Quei caproni dell’università hanno messo fuori il diario di tutte le discussioni eccetto gli orari per storia dell’arte. No, grazie eh! La gente aspetta dettagli per prendersi ore al lavoro, io devo prenotare il posto e la torta, e questi se tutto va bene pubblicheranno gli orari due giorni prima.
Il mio odio per l’università e quanto annesso e connesso è ormai incalcolabile. Tra l’altro ci sarà in commissione proprio l’unica prof di cui ho seriamente paura. Evviva!
L’ho detto all’inizio che era una bella giornata, giusto?



Ma pensiamo alle cose positive. Per esempio? Beh…per esempio che farò una cosa trashissima da vera bimbaminchia! Cioè andrò a farmi truccare da Clio e penso che ci sarà seriamente da ridere.
Io già rido perché mi sono iscritta così a cazzo, e senza saperlo l’ho fatto proprio nell’istante in cui aprivano le iscrizioni, ed è pieno di gente che rosika perché era in piedi dalla sera prima e non ce l’ha fatta. Magari dovrei vendere la mia prenotazione? Naaah…ste cose vanno fatte, c’è sempre da ridere.

Che altro dire? Sto pensando seriamente di prendere un gatto. Kim mi manca da morire e io senza animali non so stare. Animali pelosi, intendo.. *manda bacetti a Carmine*
Altro che border, qua siamo in alto mare.



Torno a studiarmi tutte le possibili e immaginabili informazioni che trovo sulle riviste del fascismo perché io sarò pronta a tutto. Sissignore.

martedì 2 ottobre 2012

Tutto fa un po' male



Settembre è già alle spalle e io non ho ancora visto la nebbia. Mi alzo presto la mattina e mi affaccio alla finestra solo per chiudere gli occhi e immaginarmi casa mia.

L’orizzonte è lontano e la nebbia sale dai campi rendendo la visuale sfuocata. È un mondo che non c’è, un limbo che non ha nome, una terra di nessuno sospesa tra sogno e realtà.
È una coltre leggera di fumo che rende meno buia la notte ma non ti lascia vedere dove stai andando.

Mi manca, a volte, la strada che sembra non aver termine; mi manca il silenzio della notte, la sensazione di essere irrimediabilmente distante da tutto.
Sono tornata a casa di rado ultimamente. Sento la mancanza di Kim, dei miei genitori. Ma purtroppo manca anche il tempo, e con quello non si può certo scendere a compromessi.
E mi sento smarrita senza la nebbia in autunno. Sarà assurdo, ma qui non arriva.



Ieri sono stata a casa. Ogni tanto, quando torno, mi impongo di sistemare qualcosa che ho lasciato in sospeso. Perché ormai è passato un sacco di tempo e sembra tutto normale, ma quando ho deciso di andar via l’ho fatto all’improvviso. Non se lo aspettava nessuno, e non c’è stato nemmeno il tempo di mettere un punto alla fine di ogni frase.

Non accendevo il pc fisso da…da? Non lo so da quanto, il fatto è che è rimasto tutto com’era prima che me ne andassi. Il tempo si è fermato ad un giorno imprecisato di un anno e mezzo fa, e sul desktop è pieno di documenti temporanei che non ho più cancellato, di files lasciati in sospeso, di icone di programmi che non ho usato più.

Sembrerà una stupidaggine, ma mi ha lasciato un senso stranissimo addosso. Smanettare qualche minuto su quel computer è stato come rivedere me stessa prima che tutto cambiasse.
La mia vita era quasi tutta lì, per il resto c’era solo un enorme baratro. Quel baratro che ho dovuto saltare a piedi uniti per poterne uscire davvero.

Non sono sicura di aver ancora trovato il modo di fare la pace con me stessa, così come non so ancora se sono in grado di giudicarmi per quella che ero, di affermare con certezza che era tutto sbagliato.
La distanza che adesso mi separa da quel periodo della mia vita è netta, ad osservarmi con il senno di poi non ritrovo oggi quasi nulla di quel che ero. Ma quanti anni ho passato così? Quanto è stata strana la mia vita? Quanto mi ha dato come persona quel contesto? E le persone che lì ho conosciuto? Alcune di queste sono ancora tra le persone più importanti della mia vita.
Eppure continuo a sentirmi addosso quel sentore di terribilmente sbagliato e non riesco a capire in quanta parte riguardi soltanto me.

È un discorso difficile, mi rendo conto di non essere ancora in grado di avere una visione d’insieme, distaccata abbastanza da poter analizzare la situazione con obiettività.
Lascio tutto in un cassetto e mi riservo di riaprirlo ogni tanto, solo per cercarvi delle risposte che non trovo mai.

Fisso lo schermo e mi sembra un vortice pronto ad inghiottirmi di nuovo. Mi vien voglia di ritrovare me stessa, di potermi osservare adesso per com’ero prima, di capire se nonostante tutto ero felice…se ero...migliore?
Rileggo me stessa ed è tutto ancora più strano. Non so più distinguere il bene dal male, mentre cresce in me il dubbio atroce che non fosse poi tutto sbagliato. Uno o due passi falsi…che se li avessi potuti evitare sarebbe stato tutto diverso.

Ma lo so che non è così, so che tutto è stato necessario, so che prima o poi sarei dovuta uscirne e va bene che sia andata così.
Anche se sono stata estrema fino al limite del possibile, anche se ho distrutto tutto in pochi attimi e senza pietà per nessuno, me per prima.


“Lo capiremo prima o poi, che non c’è modo di rinascere senza peccare.
Ma tu hai voglia di rinascere, o è solo che non sai come finire?”



A volte cerco di ripensarci, di ripercorrere le tappe, di analizzare la situazione per intero. Ma è tutto inutile, lo è sempre stato.
Avrei voglia di tornare là, di osservarmi dall’esterno, di trovare una ragione. Avrei voglia di trovare le risposte che non avrò mai.
E la cosa più stupida è che so benissimo che nemmeno mi importa più, che non cambierebbe nulla per il mio presente.
Credo sia colpa di quella voglia latente di trovare un perdono. Di assolvermi dai miei peccati.
Ma ogni volta va a finire sempre nello stesso modo: le domande restano, e di giustificazioni ne posso trovare a centinaia, ma il perdono, quello non arriva mai.
Cosa farei se potessi chiederti “perché”? Cosa farei se mi accorgessi che qualsiasi risposta è inutile?


Così mi sembra tutto senza senso: quel cd con l’iniziale che ogni volta vorrei buttar via, i quadri nelle stanze abbandonate, i versi delle canzoni che fanno ancora piangere.
E sembrano venire da un’altra epoca gli occhi scuri di Kim che mi fissano con dolcezza, il silenzio dei campi, il rumore dell’erba sotto i passi svelti, l’altalena che oscilla senza nessuno seduto sopra.

Non riesco a tracciare un confine tra presente e passato, anche se so vedere esattamente tutte le differenze tra i due. Così, tutto quel che non posso più portare con me lo lascio in un limbo indefinito, che scompare come i campi al mattino coperti di nebbia.

E fa sempre un certo effetto mettermi in macchina con il buio sapendo di avere un sacco di strada davanti a me, con la pioggia che accorcia la visuale, la radio che parte al massimo volume, e quella solitudine perfetta che una volta tanto amavo.

Ripenso a quando solo così riuscivo a piangere, a liberare il cuore, ad urlare. Adesso invece lascio cantare Trent, come facevo quando avevo perso anche la speranza e la voglia di gridare.
E lui urla a squarciagola tutto quello che ho vissuto, tutto quello che ho provato sulla mia pelle, tutto quello che forse avrei preferito non sapere.

La musica è un caos informe che riesce a dare forma ai disastri dell’anima, e mentre lui grida che ormai “ci siamo dentro insieme”, che “nessuno ci può fermare”, io ripenso a quando ho visto la tua mano spingermi verso il burrone, a quando il frastuono svanisce lentamente e in un sussurro tutto il mondo cade a pezzi.
“Without you everything falls apart…. Without you, it’s not as much fun to pick up the pieces.”

Ma io i pezzi li ho raccolti, ho camminato sopra i cocci che si sgretolano producendo quel rumore assordante che scandisce il ritmo di “The fragile”. Ero là anch’io, prima di qualsiasi altra cosa, io ero come te. Io ero come me. Io non mi sarei mai lasciata distruggere.



Dev’essere la pioggia che mi rende incline alla malinconia. O forse quest’avvicinarmi ad una fine che mi costringe a ripensare tante cose.
All’avvicinarsi di ogni termine di una fase della propria vita i conti devono esser fatti, e le fratture ancora aperte sono sempre le stesse. Semplicemente, non fanno più male.

Ma non è vero che il tempo sistema le cose, il tempo sa solo cancellare le tracce di coloro che non passano più sulla mia strada. E cosa farei se il tempo si annullasse in un istante riportandomi davanti tutto quel che ho cercato di dimenticare?
Del tempo non ci si può fidare: è un così abile traditore travestito da sapiente.



Cosa farei se dovessi ritrovarmi di fronte la vita che avevo un tempo? Cosa farò?
Non basteranno un abito meraviglioso o dei tacchi troppo alti a farmi sentire diversa da com’ero, nella stessa situazione, qualche anno fa.
Non sarà niente l’angoscia, la paura di affrontare una commissione, di sbagliare qualcosa. Non me ne frega più nulla da troppo tempo. Ho finito solo perché avevo un debito, non l’ho fatto per me stessa.
Ho odiato ogni notte insonne, ogni attacco di panico, ogni passo fatto dentro quei luoghi che ormai per me non erano altro che lapidi in rovina di un passato perduto.

Ma non sapevo che la prova più dura sarebbe stata un’altra.
Sì, io ho paura. Temo il tuo fantasma, temo la mia ombra.


“..beh, forse fa un po’ male
forse fa un po’ male
ma tutto fa un po’ male
tutto fa
tutto fa un po’ male…”


(Afterhours – Tutto fa un po’ male)

martedì 18 settembre 2012

Reminescenze Medioevali

(Giostra della Rocca 2012. Monselice.)





"Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via







Li possiamo battere, solo per un giorno
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno





E tu, tu puoi essere mediocre
E io, io berrò tutto il tempo
Perché siamo amanti, e questo è un fatto
Si siamo amanti, è proprio così





Sebbene niente ci terrà uniti
Potremmo rubare un po’ di tempo,
per un solo giorno
Possiamo essere Eroi, per sempre
Che ne dici?





Io, io vorrei che tu sapessi nuotare
Come i delfini, come i delfini nuotano
Sebbene nulla,
nulla ci terrà uniti





Possiamo batterli, ancora e per sempre
Oh possiamo essere Eroi,
anche solo per un giorno





Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno
Possiamo essere noi, solo per un giorno





Io, io posso ricordare (mi ricordo)
In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)
E i fucili spararono sopra le nostre teste
(sopra le nostre teste)





E ci baciammo,
come se niente potesse accadere
(niente potesse accadere)
E la vergogna era dall’altra parte





Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi,
anche solo per un giorno





Possiamo essere Eroi
Solo per un giorno
Possiamo essere Eroi

 
 
Siamo un nulla, e nulla ci aiuterà
Forse stiamo mentendo,
allora è meglio che tu non rimanga
Ma potremmo essere più al sicuro,
solo per un giorno




Oh-oh-oh-ohh, oh-oh-oh-ohh,
anche solo per un giorno.."


(D. Bowie - Heroes)

Aggiornamenti



Avevo così tante foto arretrate che temevo di non darci più il giro! Sono successe tremila cose e ovviamente tutte insieme, ma io, a parte il piccolissimo dettaglio che crollo di sonno prima delle dieci di sera, posso eroicamente dire di avere ancora energia da vendere per fare tutto.
Certo, non ci credo nemmeno io.



Vediamo, da cosa partire? Ah sì, finalmente l’epopea infinita giunge al termine. A quanto pare avrò presto tra le mani l’agognato foglio di carta della laurea specialistica, e mi divertirò a trovare nuovi fantasiosi modi di utilizzarlo per non ammettere la sua inutilità.

Il super rush di primavera-estate ha dato i suoi frutti, e la prof, tornata da due mesi in America, ha finalmente messo fine all’angosciante attesa.
Si è trattato solo di altre due settimane di inferno per fare le ultime correzioni e star dentro con i tempi strettissimi della fottuta burocrazia universitaria, ma ormai il gioco è fatto.



Stampare le millemila copie della tesi è stato, se dio vuole, l’ultimo salasso universitario della mia esistenza.
Ora mancano solo i dovuti festeggiamenti. Che poi c’è poco da festeggiare: era anche ora, no?



Tralasciando discorsi tetri e depressivi a proposito della desolata situazione lavorativa, e del fondo Svezia che si fa sempre più improbabile, preferirei aggiornare il blog con altre cazzate più divertenti.

Per esempio, Crimson, per gli amici Carmine, è un pesce che dà mille soddisfazioni. Se non fosse che ha limitate capacità fisiche e poca autostima, sono certa che potrebbe conquistare il mondo.



Sono abbastanza convinta che nasconda un’intelligenza soprannaturale, come i delfini della guida galattica per autostoppisti. Ma dato che siamo già a settembre, e nonostante le previsioni maya il mondo non sta per finire, credo che non lo sapremo a breve, forse mai.





 

Per riequilibrare la fauna casalinga abbiamo preso però anche una pianta carnivora: Overkill. Peccato che sia assolutamente inefficace. Incapace persino di farsi imboccare. Carmine vince, l’ho sempre saputo.

Per il resto che è successo ultimamente? Amiche che si laureano, amici che si sposano, feste e sagre in giro, foto come piovessero, e tanto di quello stress accumulato che mi sta esplodendo un orecchio. Però ormai va tutto scemando…la tesi è stampata, e il rogo della mia rivistadimmerda è alle porte.



Ah, ho iniziato a correre. Io, l’incarnazione atavica dell’Antisport fin dall’alba dei tempi. Il fatto è che questi 5-6 chiletti in più presi nell’ultimo anno cominciano proprio a pesare, e con la vecchiaia che incombe meglio correre ai ripari.
Che di mangiare meno proprio non se ne parla. Se non esistessero i dolci che senso avrebbe vivere?
Per ora sono a quota due sere di corsa, ma sono ottimista eh.



Che altro? Ah sì, miracolosamente sono riuscita a prendere in mano il mio ambizioso (e inutile) progetto di scrittura. Come mi ero ripromessa: “finita l’università non ci son santi, bisogna scrivere”. Le idee sono davvero tante e la traccia del romanzo dovrebbe essere sufficientemente accattivante.
A meno di trovare un lavoro di venti ore al giorno e non avere più una vita, giuro che ce la farò.

Mmmh…con gli aggiornamenti in stile telegramma dovrei aver finito.



Ricordate che farsi l’hennè in casa è un modo pratico e veloce per vestire cyber punk con il minimo della spesa.

See ya!

Brintaal Celtic Folk



- Soltanto gli uccelli addomesticati hanno un posto dove stare.
 Quelli selvatici volano. -



“Quindi, ancora una volta,
un nuovo anno cancellerà il nostro dolore.



Fede per pochi e riti che ci daranno coraggio, che ci renderanno nuovi.
Ridiamo e festeggiamo per un felice anno nuovo. Felice?



Le candele si consumano
e nell’oscurità il futuro ci circonda.



Sorridiamo - consapevoli
Ma non parliamo mai delle maschere che indossiamo.
Ciechi!



Mettendo gli specchi sottosopra,
non faremo cadere la polvere a terra.



Nascondere le ferite non cancellerà il dolore.
Il sonno non ti renderà pieno di nuovo.



Cambia nell’intimo
...bevi la pioggia...



Vestendoci nelle nostre parole.
Fa male guardare lo sporco e le storture che abbiamo dentro.



Un ultimo bicchiere,
un sapore salato delle nostre promesse.
Dico addio e striscio fuori dal mio guscio.



Sono sveglio! Vedo gli errori che commetto.
Nascondere le ferite non eliminerà il dolore.



Il sonno non ti renderà pieno di nuovo.
Cambia nell’intimo...



Oggi ho trovato un seme di speranza.
Il raccolto lascia un suolo di vergogna.
Mi spoglio e affronto il domani.
Coraggioso, cammino per incontrare le mie colpe.



Cercherò la mia casa lontano da questi confini.
Correrò per incontrarmi con il passato.
Una Soluzione per una nuova vita.
Questa volta so che durerà.



E io...Cambierò nell’intimo.
Bevo la pioggia.
Scopro le ferite per curare il dolore.”


(Pain of Salvation – New year’s eve)