~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~
~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."

Original Blog -> Nepenthe


- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
Lunacy 2 - Lunacy 3 - Lunacy 4
Lunacy 5 - Lunacy 6 - Lunacy 7 - Lunacy 8
Lunacy Ph

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -

~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –



"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.

giovedì 14 febbraio 2013

Favole in Venice





Nei reconditi anfratti dei miei lontani ricordi fluttuano candide dame in compagnia di esseri sventurati, fra la malinconica nostalgia dei rimpianti, fra centinaia di fredde e scheletriche statue...







Il palpito immortale dei miei aneliti mi portò a sconfinati altopiani di foglie morte, inverni desolati e leggendari castelli.







Fu in un cupo, interminabile corridoio che iniziai il mio cammino, da lì corsi attraversando centinaia d’antiche cripte nella cui suadente oscurità mi persi, immersa nella bellezza di languidi sguardi.







Fino ad allora, le mie dame non incontrarono la strada del bosco, perché sempre rimasero in letargo fra le mura di mille fortezze e cupe magioni, tormentate da bestie grottesche nelle sotterranee segrete dei miei sogni.







Per sempre rimarranno onirici frammenti della loro desolata esistenza e i loro scenari continueranno ad essere immersi nelle nebbie, là dove il sole si perde per sempre e le rovine del sentimento si ergono ancora sotto il lacrimare dirotto di piogge e tempestose.







La lucerna accesa per illuminare la mia oscurità smise di emettere i suoi lividi bagliori per lasciar posto alla luce del giorno...







Vago è il ricordo... ma riuscii a ritrovare il portone principale del castello, camminai su ponti levatoi e fui fuori, oltre le grate che custodivano i miei sogni in chiaroscuro.







Ora mi trovo nel fitto della boscaglia. Vedo folletti che si celano e mi sorridono mentre fluttuo su ambrate acque stagnanti.







Ma oltre il bosco continueranno ad annidarsi pericoli, tristezze e, sicuramente, anche infiniti piaceri.







Seppi che ero libera, quando mi guardai intorno e milioni di suoni e colori diversi si protesero verso di me...







Mi ricordai di vecchi racconti e rammentai i ghigni di vecchie megere che volarono sulle loro scope nei cieli purpurei della mia intimità.







Ora mi attendono città che non ho mai visto e scoprirò leggende di principi misteriosi, e il suono della musica immortale.







Sì, alla fine, sento persino l’amore; sarà fra le braccia di un vampiro sognato, ebbra della musicalità di un salone dorato, oltre ogni timore.





Immersa nel suo calore, nel gelo e nella seduzione.
E il mio nome sarà Favole.





Nella quiete di una tranquilla dimora gli fu facile scoprire il suo passato, mentre contemplava assorto il suo volto assopito e dipingeva immagini di una città italiana nella quale le gondole fluttuano con calma in un soave vagare fra oscuri canali.



Fu il suo cuore segreto che manifestò la passione per il teatro, a Venezia, dove soleva rammendare i minuscoli costumi dei suoi allegri burattini.



Dopo il crepuscolo, il vampiro innamorato le offrì come dimora il suo castello e a mezzanotte celebrò una lugubre festa mascherata le cui melodie risvegliarono dal faticoso sonno la giovane dai capelli ramati.
Ezequiel non dimenticò mai la sua espressione viva ed estatica, in quell’alba di spettri fluttuanti.



Come un leggiadro cavaliere, azzimato in uno sfarzoso abito da sera, danzò con lei per tutta la notte, volteggiando fra la curiosa sorpresa di tutti i ballerini di quella corte sinistra.



Da allora un teatro di marionette cessò la sua attività per far posto a un ballo di musiche e colori. Le torneranno per sempre in mente i misteriosi sguardi di ballerini mascherati, quelli che si innamorarono di Cenerentola in un palazzo veneziano.


(Victoria Frances)

martedì 12 febbraio 2013

Stars shall fall


“Mi lasci violarti, mi lasci dissacrarti
mi lasci penetrarti, mi lasci complicarti .
Aiutami, ho distrutto il mio interno,
aiutami, non ho un’anima da vendere .
Aiutami a fare l’unica cosa che funzioni per me,
aiutami a fuggire da me stesso.

Voglio fotterti come un animale,
voglio sentirti dall’interno,
voglio fotterti come un animale,
la mia intera esistenza è danneggiata.
Tu mi avvicini a dio.

Puoi avere il mio isolamento,
puoi avere l’odio che esso porta.
Puoi avere la mia assenza di fede,
puoi avere tutto ciò che è mio.

Aiutami a distruggere la mia ragione,
aiutami, sento il tuo odore.
Aiutami, tu mi fai perfetto,
aiutami ad essere qualcun altro.

Voglio fotterti come un animale,
voglio sentirti dall’interno.
Voglio fotterti come un animale,
la mia intera esistenza è danneggiata.
Tu mi avvicini a dio.

Attraverso ogni foresta, sopra gli alberi,
nel mio stomaco, sbucciandomi le ginocchia,
bevo il miele dentro il tuo alveare.
Sei la ragione per cui resto vivo.”




Ricorrenze.

Un visionario con un cappio intorno al collo.

Neve che diventa funambola per amore dell’equilibrio.

Il sole che arde negli occhi e rende ciechi.

Troppe stelle rimaste senza nome.

Una volpe, che impara quant’è terribile essere addomesticati.



- I think you own me a great big apology -

domenica 3 febbraio 2013

Red Devil



Please allow me to introduce myself
I’m a man of wealth and taste
I’ve been around for a long, long years
Stole many a man’s soul and faith



And I was ’round when Jesus Christ
Had his moment of doubt and pain
Made damn sure that Pilate
Washed his hands and sealed his fate



Pleased to meet you
Hope you guess my name
But what’s puzzling you
Is the nature of my game



I stuck around St. Petersburg
When I saw it was a time for a change
Killed the czar and his ministers
Anastasia screamed in vain



I rode a tank
Held a general’s rank
When the blitzkrieg raged
And the bodies stank



Pleased to meet you
Hope you guess my name, oh yeah
Ah, what’s puzzling you
Is the nature of my game, oh yeah



I watched with glee
While your kings and queens
Fought for ten decades
For the gods they made



I shouted out,
"Who killed the Kennedys?"
When after all
It was you and me



Let me please introduce myself
I’m a man of wealth and taste
And I laid traps for troubadours
Who get killed before they reached Bombay



Pleased to meet you
Hope you guessed my name, oh yeah
But what’s puzzling you
Is the nature of my game, oh yeah, get down, baby



Pleased to meet you
Hope you guessed my name, oh yeah
But what’s confusing you
Is just the nature of my game



Just as every cop is a criminal
And all the sinners saints
As heads is tails
Just call me Lucifer
’Cause I’m in need of some restraint





So if you meet me
Have some courtesy
Have some sympathy, and some taste
Use all your well-learned politesse
Or I’ll lay your soul to waste, um yeah





Pleased to meet you
Hope you guessed my name, um yeah
But what’s puzzling you
Is the nature of my game, um mean it, get down





Aggiornamenti



Ok ok, basta post depressivi! Approfitto del ridottissimo tempo libero per fare un po’ il punto della situazione e aggiornare il diario di bordo virtuale. Cambiamenti importanti all’orizzonte? Ovviamente no: sempre la solita situazione stercosa. Tra un po’ finisce il mio meraviglioso contratto stagionale, così sarò di nuovo gettata nel tunnel della disperazione, ma sono già pronta a nuove fantastiche avventure nel mondo dell’umiliazione dei laureati disoccupati.



C’è però da dire che sono veramente soddisfatta di aver fatto quest’esperienza lavorativa, seppur breve. Di cose ne ho imparate, ho dimostrato a me stessa che riesco a misurarmi anche con altro, ho avuto più volte dei riscontri molto positivi dalle clienti, e soprattutto ho instaurato un rapporto ottimo con una persona che se non fosse stato per questo lavoro non avrei mai conosciuto. Quando ci son di mezzo coincidenze e segni del destino c’è sempre qualcosa di buono sotto, ormai ne sono convinta.



Per il resto? Poco tempo libero, dunque una casa sempre sotto sopra, la spesa da fare, le cose appese ovunque in casa ad asciugare e tremila post-it per non dimenticarmi le millemila cose in sospeso. Ecco, questo mi sembra un ottimo ritratto della situazione.
Ho la sensazione di star trascurando troppe faccende, eppure il ritmo incalzante non mi dispiace, mi fa sentire viva e mi lascia poco tempo per pensare.



Mi do traguardi a breve termine e inseguo pochi semplici obiettivi che mi rendono felice, come riuscire a far venir fuori dei bei travestimenti per carnevale, o attendere gli amizi che mi verranno a trovare tra un mesetto. E’ quanto mi basta per essere serena.
Sto imparando ad accontentarmi di sempre meno, l’unica cosa che chiedo al mondo, alla vita, a chi mi sta vicino, è di lasciarmi l’entusiasmo per le poche cose che mi restano.



Igor vi saluta!

venerdì 1 febbraio 2013

Sale

Ho percorso questa strada e placato la sua fame.
L’ho fatta mia e lei mi ha fatto suo.

Ho visto ogni ponte e ogni incrocio,
ora mi siedo qui, sull’asfalto.

Sale sul mio viso, sale sotto i miei stivali
Questa strada è fatta di sale, che si attacca sulle mie ferite.

Un uomo un tempo re ora siede, un fallimento
Quest’uomo che ora siede è fatto di sale.


(D. Gildenlow)



Cerco la solitudine nell’inchiostro, provo ad immaginare come si fa a sentire con il pensiero, mentre sfioro con le dita protese gli angoli bui delle pareti.
C’è una luce bianca e fredda da qualche parte all’orizzonte dei miei desideri che si trova sempre a nord. E un alito di vento gelido che spira da finestre che ho chiuso tempo fa.

C’è la solitudine più perfetta nell’inchiostro, quella cercata, voluta. C’è l’essenza più pura del solitario, quello che la gente rifugge perché non comprende. Il solitario che ha imparato ad indossare la maschera giusta davanti agli altri per non far loro paura, per essere limitato e di conseguenza accettato.
Quel solitario che per Rilke è un santo, ma non è altro che un gioco a perdere in cui il miserabile sublima la sua sofferenza chiamandola benedizione.

E’ violento l’inchiostro. Si fa scuro come le ombre che sussurrano alle spalle, e dolce come vino in cui annegare i ricordi.
La vita rende sempre tutto più banale.
Il cuore pulsa con un ritmo tutto suo, che la mente amplifica e fa divenire sinfonia. Le parole tradiscono sempre.

Quando uno ha un sogno non dovrebbe parlarne mai, perché non esistono nomi per i colori dei sogni.
Quanto tempo buttato in passatempi senza utilità? Una volta ho imparato a guardare le stelle al freddo. La mia vita non è mai più stata la stessa.

L’innocenza perduta non torna, i fantasmi mi camminano al fianco ed il sole non è mai caldo abbastanza. Grido al mondo che mi deve delle risposte, ma più cerco il dialogo e più le parole mi sembrano insignificanti.

Vorrei avere ancora voglia di fare acrobazie senza paura di cadere, vorrei le stelle che ridono come sonagli, vorrei la poesia nella mia vita, tutti i colori dell’arcobaleno negli occhi di chi amo, vorrei l’imprevedibilità dei sogni appesi a bolle di sapone, vorrei che niente fosse scontato.

Sono viva, ogni giorno, solo un po’ meno di prima.
E tutto questo sale sulla mia strada sta consumando la pelle, scavando le ossa.
La musica lenisce le ferite, urla nella mia testa che sono viva. Ma io non ho scopi, non ho desideri.
Ho solo ricordi.
“Il cuore di una donna è un profondo oceano di segreti”. E la mente è un’infinita pianura di lapidi.


giovedì 31 gennaio 2013

Canta quel che non puoi dire


(Death - Story to tell)

Tutti abbiamo delle storie da raccontare.
Storie passate, storie sognate.
Storie da custodire o da dimenticare.

Ci sono storie che non si possono più dire, forse solo suonare.



Al sicuro, via dal mondo.
In un sogno, dominio senza tempo.
Voleremo senza più dolore.

martedì 22 gennaio 2013

Don’t let me fall asleep



C’è questa foto di una volpe che se ne sta seduta con le orecchie basse in mezzo a una nevicata copiosa, con il pelo un po’ arruffato e tuttavia un’espressione così placida.
Fissazione per le volpi a parte, questa un po’ mi assomiglia.
Immersi nel silenzio ovattato della neve il vivere sarebbe certamente più dolce.

Ma la neve non c’è, e nemmeno il silenzio. Non c’è la pace, la quieta accettazione dell’esistenza, non c’è serenità né armonia tra terra e cielo.
Ho visto le montagne da lontano, una mattina che l’orizzonte era limpido ed io ero a casa mia, e il richiamo è stato forte, la voglia di andare quasi irreprimibile.
Andare, semplicemente andare, guidare fino ad arrivare abbastanza vicino a qualcosa di sufficientemente lontano.

Ma i ritmi sono altri, sempre gli stessi, e il tempo libero si riduce alle sere in cui è il sonno a farla da padrone.
Non era così che doveva andare.
Brucio le tappe e inseguo chimere, ma non riesco nemmeno ad avere due ore per scrivere un po’.

Non c’è tempo per scrivere, per fare foto, per vivere. Ci si ritaglia il tempo per qualche serata in compagnia e per organizzare il Carnevale, e già mi sembra chissà quale conquista.
Inizio a capire a quante altre cose dovrò rinunciare. Comincio a scavare fosse per nascondervi i bisogni che non posso soddisfare.
E faccio conti e penso a come sopravvivere, mentre intorno c’è solo smog e traffico e talvolta mi dimentico persino di guardare le stelle.

Nelle ombre alle mie spalle annegano luci e colori, giornate di sole, camminate infinite, acrobazie sulla fune, stanze clandestine, canzoni che fanno piangere.


“Il tempo curerà”, gli dissero - se solo conoscessero il suo dolore.
“Il tempo uccide”, sussurrò. Non una parola: lo guardarono andar via ancora.


Non ho più tombe per il dolore che è stato, perché nel dolore niente resta da salvare.
Mi alzo con la pioggia e con il mio futuro già pianificato nella sua perpetua incertezza.
Spendo i miei più preziosi minuti in giorni che non vivrò mai, e cammino inconsapevole nello stesso identico posto in cui ero e in cui sto andando.

Ho la conoscenza? Cosa ho guadagnato?
Tutte le pagine sono vuote, tutto è già andato.



“Cammina con me
E guarda il mondo che io vedo
È la nostra casa, è dove tutto è cominciato.

La vita è elegante, un fragile vestito che indossiamo.
Un sospiro effimero, per quanto possa sembrare senza senso.

Vivete come se la morte fosse solo un sogno.
Non dovete seguire le loro strade; non dovete guardare lo spettacolo.
Non dovete giocare il loro gioco; non dovete morire per lasciare Entropia.

Tutto rimane…Sorrisi dimenticati in cornici.
Due vite effimere ridotte a dimensioni tascabili..

Cammina con me e cambia il mondo che vediamo.
Smetteremo di essere delle semplici persone che passano oltre.
Casa è il posto in cui tutti tiriamo avanti.

Non dovete piangere per averne di più;non dovete avere tutto questo.
Non dovete vincere una guerra;

se la morte è solo un sogno,
allora non fatemi addormentare.”




PoS - Lasciare Entropia


giovedì 3 gennaio 2013

Your confusion created my universe

Remedy Lane è il sentiero del rimedio, la via da percorrere per accettare il proprio passato, trovare un antidoto per tutto quel che non ha soluzione.
Il mio rimedio è la scrittura, il mio antidoto la fotografia.

Un anno fa ho iniziato il viaggio (link), determinata a non fermarmi, a conquistare pian piano pezzi di terreno che avevo perduto, smarriti tra i ricordi e annegati nella nostalgia. Ho capito come collezionarli per farli miei, affrontarli, dare loro nuovi nomi e significati.

Quando ci si allontana da un passato che ormai non c’è più si tende spesso a cercare soltanto la novità, si evitano gli stessi posti, ci si sforza di creare qualcosa che prima mai era esistito.
Quante volte mi hai detto di volermi portare in tutti i posti che non ho visto mai?
Ma io ho smesso di scappare, io ho bisogno di far pace col passato, di ordinare pian piano tutto quello che ho gettato dentro alla rinfusa nel momento in cui la mia vita è cambiata repentinamente.

Remedy Lane è la mia cura. Cammino sui miei passi e affido alle immagini il potere di dare ai ricordi una luce nuova. Ci sono ancora così tanti luoghi che ho bisogno di rivedere per raccogliere i pezzetti di me che ho sparso. Continuo a camminare su cocci che si trasformano in farfalle.



I ricordi sono confusi, così come lo ero io quando camminavo per queste strade senza che tu avessi ancora il coraggio di tenermi la mano. Vedo immagini sfuocate nella mia memoria, sento pervadermi un senso di smarrimento e l’angoscia che mi assale mi costringe a focalizzarmi su pochi particolari per non perdere il controllo.
La pioggia è stata irruenta e ci ha quasi impedito di proseguire la passeggiata, facendomi sentire come un animale in gabbia che presagisce la vicinanza di qualcosa che lo rende terribilmente irrequieto.
Ma ora le nuvole se ne vanno rapide com’erano venute, e quando ci avviciniamo a quelle vie che nella mia memoria stanno già perdendo forma e colore, la luce riprende a brillare nel cielo illuminando i ciottoli bagnati.

Nelle pozzanghere specchianti mi vedo funambola: sospesa tra terra e cielo. Funambola come lo ero stata.

In un attimo capisco che anche questo è un pezzo di sentiero, che questa luce mista alle lacrime sul terreno può cancellare per sempre i ricordi precedenti, sostituendone di nuovi.

Calpestare il passato è un conto, seppellirlo è un altro, evitarlo è una cosa ancora differente.
Io cerco di riscoprirlo e reinventarlo. Con te, con le persone che amo.
In un gioco di specchi tra terra e cielo faccio pace con me stessa.



Project Pitchfork - Timekiller

Restano solo poche immagini che non posso cancellare. Ma sono come diapositive imprigionate in un prisma di cristallo.
Ho cercato di tenerle lì senza pensarci troppo, per non dimenticare che forma hanno le cose quando la vita scivola via dalle mani, come sabbie mobili.